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ANTICA COSTANTINOPOLI

Itinerario a piedi nel centro storico di Istanbul
Home / ANTICA COSTANTINOPOLI
Zona: Sultanahmet
Attrazioni principali: Parco Gulhane; Museo Archeologico; Santa Sofia; Ippodromo; Moschea Blu; Cisterna Basilica
Durata: 7 ore circa
Trasporto: a piedi
Budget: 15 TL (Museo Archeologico) + 30 TL (Santa Sofia) + 20 TL (Cisterna Basilica)+ 10/50 TL (pranzo)

Antica Costantinopoli è un itinerario a piedi nel centro storico di Istanbul, nella penisola di Sultanahmet. Normalmente i tour turistici standard coprono tutti i maggiori monumenti di Sultanahmet in una sola giornata; noi invece vi consigliamo di dividere l’esplorazione di quest’area in due visite, in modo da dedicare a questi luoghi il tempo che meritano e poterli apprezzare meglio.
Questo itinerario può essere svolto in circa 7 ore mantenendo un’andatura media, concedendosi qualche piccola pausa e un’oretta per il pranzo. Naturalmente la durata può variare molto in base alla vostra andatura e a quanto tempo decidete di dedicare a ciascuna attrazione.

La mappa in basso mostra il percorso da seguire. Le icone rosse indicano i monumenti principali, quelle in blu i monumenti di minore importanza. Sono indicati anche alcuni caffè e ristoranti.

Mappa Itinerario Antica Costantinopoli

DESCRIZIONE ITINERARIO

Istanbul - Gulhane Park

Parco Gulhane

La nostra visita comincia dalla fermata del tram di Gülhane. Scesi dal tram vedrete subito delle alte mura antiche che delimitano il Parco di Gülhane, termine che significa “casa delle rose”, che in passato era un giardino esterno dell’adiacente Palazzo Topkapi. Seguendo la linea del tram nella direzione in salita, sulla destra noterete la Sublime Porta. In epoca ottomana questo imponente portone conduceva al quartier generale del Gran Visir (oggi è l’ufficio del Governatore della Provincia di Istanbul). Per via dell’usanza di ricevere qui  gli ambasciatori stranieri, “Sublime Porta” divenne un metonimo molto comune nei paesi occidentali per indicare l’Impero Ottomano.

Seguendo la curva del tram verso sinistra, arriviamo all’arco di ingresso al parco. Fino ai primi del Novecento Gülhane era solo un boschetto. Nei decenni successivi parte di esso fu trasformato in un parco pubblico e per alcuni anni ha ospitato anche un piccolo zoo.
Questo itinerario non lo prevede ma specialmente se è una bella giornata, è una bella idea fare una passeggiata nel parco. All’interno, ospitato in quelle che erano le stalle reali, c’è il Museo della storia della scienza e della tecnologia dell’Islam (chiuso martedì; 9 – 17; 5 TL). Proseguendo lungo il sentiero fin quasi alla fine del parco, si arriva ad una collinetta (sulla destra) dove c’è un caffè all’aperto (un po’ caro per gli standard turchi) con uno splendido panorama sul Bosforo. A pochi passi da qui sorge la Colonna Gotica, eretta tra il III e il IV secolo per commemorare la vittoria di un imperatore romano (probabilmente Claudio) sui Goti. Pur non essendo particolarmente impressionante, è il più antico monumento romano di Istanbul, precedente anche alla fondazione di Costantinopoli.

Museo Archeologico Istanbul

Il Museo Archeologico

Il sentiero indicato dal cartello all’ingresso del parco conduce in meno di cinque minuti al Museo Archeologico (chiuso lun; orario 9 – 17; 15 TL). In realtà si tratta di un polo museale comprendente tre edifici.  Nel primo edificio a sinistra, il Museo dell’Antico Oriente, sono esposti straordinari reperti provenienti dal Vicino Oriente, specialmente ittiti, assiri e babilonesi, tra cui spiccano alcuni splendidi mosaici che decoravano la Porta di Ishtar a Babilonia. L’imponente palazzo in stile neoclassico è il Museo Archeologico. Il pezzo forte di questo museo è l’incredibile collezione di sarcofagi, tra cui il “sarcofago di Alessandro Magno“, così chiamato per via delle sue decorazioni che ritraggono il condottiero macedone ed appartenuto invece ad un re fenicio. Il terzo e ultimo edificio è l’elegante “Chiostro piastrellato“. Costruito nel 1472 come chiostro esterno del Palazzo Topkapi, secondo alcuni è la più antica costruzione ottomana di natura non religiosa ancora visibile a Istanbul. Al suo interno sono custodite meravigliose ceramiche selgiuchide e ottomane.

Terminata la visita del museo, proseguendo sullo stesso sentiero ci ritroviamo nel cortile esterno di Palazzo Topkapi. La visita del palazzo non è prevista in quest’itinerario, la rinviamo ad un altro giorno. Dirigendoci verso destra, sempre all’interno del cortile, ci imbattiamo in uno dei monumenti più importanti di tutta Istanbul: la vetusta Chiesa di S. Irene. Fondata su un tempio precristiano nel IV secolo, fu la prima chiesa costruita a Costantinopoli, prima ancora di Santa Sofia. Ironicamente, questa chiesa dedicata alla Santa Pace (Hagia Eirine in greco antico) fu utilizzata come arsenale dagli ottomani. In seguito, dal 1908 al 1978, è stata sede del museo militare. Spesso ospita concerti di musica classica che ne valorizzano la straordinaria acustica. Recentemente S. Irene è stata aperta al pubblico per la visita (ingresso 20 TL).

Varcata la Porta Imperiale, ci troviamo davanti alla Fontana di Ahmet III, probabilmente la più bella fontana di Istanbul, costruita nel 1728 in stile rococò. Alla nostra destra si erge l’immensa mole di Santa Sofia. Da questo lato della basilica è possibile accedere al cortile in cui sorgono i mausolei di alcuni sultani (cliccate qui per un tour virtuale dei mausolei). L’ingresso è gratuito e vale sicuramente la pena visitare queste tombe decorate con squisite calligrafie e preziose piastrelle. Il primo mausoleo è quello di Mehmet III, il secondo di Selim II, il terzo di Murat III. La costruzione più piccola, accanto al terzo mausoleo, accoglie le spoglie di 4 principi e di una principessa. Nel cortile, all’interno dell’originale battistero della chiesa convertito in una tomba, sono sepolti anche i sultani Mustafa I e Ibrahim I ed altri membri della famiglia imperiale.

Dopo questo assaggio di arte ottomana, siamo pronti per visitare Santa Sofia. L’ingresso si trova sul lato della basilica che si affaccia sulla piazza. Sulla strada verso l’ingresso abbiamo modo di vedere l’Hamam Ayasofya Hürrem Sultan. Questo hamam storico fu costruito nel 1557 dall’architetto Sinan su commissione della moglie di Solimano il Magnifico, Hürrem Sultan appunto, conosciuta in occidente come Roxelana. L’hamam fu edificato sulle rovine degli antichi bagni pubblici romani di Zeuxippo (II-III sec d.C.).

Vista di Santa Sofia dai giardini di Sultanahmet

Vista di Santa Sofia dai giardini di Sultanahmet

Al fine di evitare le lunghe code per l’ingresso a Santa Sofia (chiuso lun; orario 9 – 16:30; 30 TL), specialmente in alta stagione, è altamente consigliabile acquistare i biglietti online. Se siete già muniti di biglietto, infatti, potete entrare direttamente.
A quasi 1500 anni (!) dalla sua fondazione, Santa Sofia rappresenta il massimo esempio di architettura bizantina ed una delle più grandi opere dell’umanità. La struttura attuale costituisce il terzo tempio che fu edificato in questo luogo: le chiese precedenti, risalenti al IV e V secolo e costruite rispettivamente da Costantino e Teodosio II, furono completamente distrutte da incendi, il secondo dei quali scaturito dalla terribile rivolta di Nika (532). Una volta repressa nel sangue la sommossa, Giustiniano affidò agli architetti Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle il compito di costruire la più grandiosa chiesa che il mondo avesse mai visto. I lavori furono completati a tempo di record, in meno di 6 anni, impiegando i materiali più preziosi provenienti da tutto l’impero e le più avanzate tecnologie e conoscenze del tempo. La basilica fu inaugurata il 27 dicembre 537 e dedicata alla Divina Sapienza (Hagia Sophia). Fino alla conquista di Costantinopoli (1453) fu sede del Patriarcato Ortodosso, eccetto negli anni dell’occupazione latina della città (1204-1261) durante i quali fu utilizzata come cattedrale cattolica romana. Gli Ottomani convertirono la basilica in moschea coprendo i mosaici con l’intonaco e aggiungendo gli elementi tipici del culto islamico come il mihrab, il minbar e i minareti. Dopo 916 anni come chiesa e altri 482 come moschea, nel 1935, in seguito alla proclamazione della Repubblica Turca, l’edificio fu trasformato in museo.
Nel cortile, prima di entrare nella basilica, possiamo osservare alcuni resti del tempio precedente, in particolare un fregio in marmo raffigurante delle pecorelle, simbolo dei 12 apostoli. L’interno di Santa Sofia colpisce per l’eleganza delle decorazioni e la grandiosità delle dimensioni. A destare sensazione è soprattutto l’immensa cupola (circa 30 m di diametro) che pare fluttuare sulla navata all’incredibile altezza di 55 m. Questo effetto è realizzato tramite l’impiego, per la prima volta nella storia, di quattro pennacchi che permettono un’elegante transizione tra la forma circolare della cupola e la pianta quadrata dei piloni e allo stesso tempo di scaricare il peso della cupola verso il basso. Stupendo è anche l’effetto della luce solare che penetrando dalle 40 finestrelle della cupola e dalle altre finestre ad arco dell’edificio si riflette sui meravigliosi mosaici dorati che rivestono gran parte dell’interno. È possibile ammirare da vicino questi splendidi mosaici nella galleria superiore dell’edificio. Uno dei tratti più affascinanti di Santa Sofia è sicuramente la compresenza di decorazioni e simboli cristiani e islamici, sicuramente non mancherete di notarlo durante la visita.

Per il pranzo proponiamo tre alternative a seconda del vostro budget. La prima opzione è Buhara Kebab House (prezzo 20 – 50 TL),  una braceria in cui potete provare diversi ottimi tipi di kebab (consigliamo il kebab al pistacchio). Decisamente più economico e frequentato dalle persone del luogo è Değirmencioğlu Lokantası, che offre un’ampia scelta di ricette tradizionali caserecce in un ambiente informale. Infine, se volete rimanere in zona, c’è il Palatium Cafe & Restaurant, situato accanto all’hotel Four Seasons, nei pressi di Santa Sofia. L’atmosfera del locale è rilassante e accogliente, mentre il rapporto qualità-prezzo del cibo non è così buono. Il plus di questo posto è che al di sotto di esso sono celate le rovine del Palazzo Magnaura, la residenza imperiale bizantina, che è possibile visitare accedendovi dal giardino del ristorante.

Obelisco egizio, ippodromo

L’Obelisco Egizio nell’Ippodromo

Dopo pranzo ritorniamo sui nostri passi per passeggiare lungo l’ippodromo. La sua
costruzione è attribuita a Costantino e risalirebbe quindi alla fondazione della nuova capitale dell’impero nel IV secolo. Oltre ad ospitare le corse delle aurighe, l’ippodromo costituiva l’arena in cui si confrontavano le due principali fazioni politiche della città: da un lato i blu, i plebei, e dall’altro i verdi, i borghesi. Molte insurrezioni popolari, tra cui la celebre rivolta di Nika (532) che distrusse Santa Sofia e 1/3 della città e in cui persero la vita 30 mila persone, presero le mosse da qui. L’ippodromo era anche il luogo in cui l’imperatore dalla sua tribuna, il kathisma, si relazionava con i suoi sudditi. Una galleria collegava in modo diretto il kathisma alle stanze private del sovrano nel palazzo imperiale che sorgeva dove oggi vediamo la Moschea Blu. Del secondo circo dell’impero, capace di contenere oltre 100 mila spettatori, non rimane quasi traccia ad eccezione di alcuni dei monumenti che ne adornavano la spina.
Il primo monumento in cui ci imbattiamo è la Fontana Tedesca, donata nel 1901 da kaiser Wilhelm II al sultano Abdul Hamid II per riparare all’offesa dell’asportazione dell’altare di Apollo a Pergamo.
Svettante al centro della piazza è l’Obelisco di Tutmosi III. Realizzato in granito rosa intorno al 1490 a.C., fu fatto portare dall’Egitto a Costantinopoli nel 390 a.C. da Teodosio. Per facilitarne il trasporto l’obelisco fu diviso in tre parti. Quella che vediamo oggi è solo la parte superiore, l’unica sopravvissuta. La base dell’obelisco è un’opera romana in marmo raffigurante le operazioni di trasporto e innalzamento dell’obelisco e l’imperatore e il suo seguito nella tribuna imperiale.
La Colonna Serpentina era in realtà un braciere proveniente dall’Oracolo di Delfi, forgiato fondendo le armi dei persiani sconfitti a Platea nel V secolo a.C. Il design originario prevedeva tre serpenti intrecciati tra loro le cui teste sostenevano una coppa d’oro. Ciò che vediamo oggi è soltanto un pezzo della base. Frammenti delle teste dei serpenti sono conservate nel Museo Archeologico.
All’estremità della piazza si innalza l’Obelisco di Costantino VII Porfirogenito, così chiamato poiché nel X secolo questo imperatore ne fece rivestire la preesistente (IV secolo) struttura in muratura grezza con lamine in bronzo dorato andate perdute.
In epoca bizantina l’ippodromo era adornato da molti altri splendidi monumenti. La maggior parte di essi fu depredato dai crociati durante l’occupazione latina. L’esempio più eclatante sono i quattro cavalli bronzei che si trovano oggi nella Basilica di S. Marco a Venezia.

Sul lato destro dell’ippodromo (dando le spalle a Santa Sofia) si trova anche il Palazzo di Ibrahim Pascià, sede del Museo delle Arti turche e islamiche, attualmente chiuso per restauro.

Facciata Moschea Blu

La stupenda facciata della Moschea Blu

Sul lato sinistro, invece, campeggia la magnifica Moschea Blu o Moschea del Sultano Ahmet (chiusa il ven fino alle 14:30 e durante le preghiere; 9 – tramonto; ingresso libero), dal nome del sultano che la fece erigere tra il 1609 e il 1617. Dall’ippodromo è meglio accedere al cortile della Moschea Blu dall’ingresso centrale, in modo da avere la vista più suggestiva della facciata della moschea con la sua armoniosa cascata di cupole e semicupole incorniciata dai sei slanciati minareti. Quando la moschea fu ultimata, il numero dei suoi minareti suscitò indignazione tra molti poiché solo la sacra moschea di Mecca aveva sei minareti a quel tempo. Il sultano risolse la questione facendo aggiungere un altro minareto alla Masjid al-Haram di Mecca.
L’ingresso riservato ai turisti si trova sul lato destro dell’edificio. Una volta dentro si capisce facilmente da dove deriva l’appellativo Moschea Blu. L’interno è rivestito da oltre 20 mila maioliche di Iznik (l’antica Nicea) decorate a motivi floreali di diversi colori tra cui domina il turchese. Le 260 vetrate furono donate dalla Repubblica di Venezia al sultano; la maggior parte, tuttavia, nel corso dei secoli è stata sostituita da repliche. Ad abbellire il tempio contribuiscono anche i medaglioni recanti i nomi di Allah, del Profeta, dei quattro califfi e le altre calligrafie che citano versi del Corano. La cupola, leggermente più grande di quella di Santa Sofia (33,4 m), si eleva ad un’altezza di 43 m. Per sostenerla l’architetto Sedefkar Mehmet Aga ha impiegato un metodo molto più semplice ma meno elegante rispetto ai pennacchi di Santa Sofia: 4 enormi pilastri a zampa d’elefante.
Gli elementi più importanti dell’interno sono il mihrab (la nicchia che indica la direzione di Mecca verso cui bisogna pregare), il minbar (un pulpito da cui l’imam dice il sermone durante la preghiera di mezzogiorno del venerdì) e il chiosco reale (una sorta di cappella riservata ai sultani).

Lasciamo il cortile della moschea dall’uscita che dà su Santa Sofia e appena usciti, sulla sinistra, vediamo il mausoleo di Ahmet I, il sultano artefice della Moschea Blu.  Dai giardinetti con fontana adiacenti possiamo godere di uno degli scorci più belli di Istanbul. A destra della moschea, ponendoci di spalle ad essa, si trova il grazioso Arasta Bazar, su cui si affacciano alcuni ristorantini, caffè e negozietti che espongono tappeti, ceramiche e souvenir vari. Affianco al bazar c’è il Museo dei Mosaici (Apr – Ott 9 – 19; Nov – Mar 9 – 17; 10 TL), in cui è possibile ammirare centinaia di straordinari mosaici che un tempo adornavano il palazzo imperiale bizantino. Se pensate di avere abbastanza tempo, potete visitare il bazar e il museo adesso; altrimenti potete farlo un’altra volta.

Dirigendoci verso i binari del tram, all’angolo tra Yerebatan Cd. e Divan Yolu, in una piccola aiuola, giace un frammento di un monumento molto significativo: il Milione. Questo consisteva in un tetrapylon, cioè una costruzione con quattro grandi arcate collegate e sormontate da una cupola, e marcava il punto da cui venivano misurate le distanze nell’Impero Romano d’Oriente.

Cisterna Basilica

La suggestiva Cisterna Basilica

A pochi passi da qui c’è l’ingresso alla Cisterna Basilica (9 – 18:30; 10 TL), chiamata in turco Yerebatan Sarayi, ”Palazzo Sommerso”. Il nome deriva dal fatto che in passato sorgesse sotto la Basilica Stoà. Secondo gli storici, la cisterna fu edificata da Costantino e successivamente ampliata da Giustiniano servendosi di 7000 schiavi. Questo gigantesco antro (150 x 65 m) è sorretto da 336 colonne di marmo disposte su 12 file a 4,9 m di distanza l’una dall’altra. Le colonne furono sicuramente riciclate da edifici preesistenti, il che spiega la differenza degli stili: corinzie, ioniche, doriche ed anche grezze. Poteva contenere fino a 80 mila metri cubi d’acqua trasportata da uno dei più grandi acquedotti dell’antichità, l’Acquedotto di Valente. Le riserve idriche erano fondamentali per Costantinopoli sia per rifornire la sua numerosa popolazione sia per poter resistere ai frequenti assedi. Passeggiando sulle passerelle tra la selva di colonne, avvolti nella luce crepuscolare, ci lasciamo incantare dall’atmosfera magica e dai riflessi dell’acqua in cui sguazzano grossi pesci. Da non perdere alcune colonne particolari: la colonna raffigurante occhi lacrimanti, che secondo alcuni commemorerebbe gli schiavi morti durante i lavori; e le colonne dalla testa di Medusa, una capovolta e l’altra poggiata su un fianco. La presenza di quest’essere mitologico, dotato di sguardo pietrificante, avrebbe la funzione di conferire stabilità alla struttura.

Con la visita della Cisterna Basilica si conclude questo tour. Per una pausa rilassante, se non vi dà fastidio il fumo, non lontano dalla cisterna c’è un autentico caffè turco. Si chiama Türk Ocağı e fa parte dell’omonimo centro culturale che si trova sulla strada del tram, sulla destra, all’interno di un piccolo cimitero. Qui è possibile sorseggiare un té, un caffé (rigorosamente turco) e volendo anche un ottimo narghilè. Se preferite un posto meno tradizionale e più vicino ai gusti europei, potete optare per il Palatium (v. sopra) o per il Seven Hills. Quest’ultimo è un bar-ristorante situato sulla terrazza dell’omonimo hotel. È un posto decisamente chic e abbastanza caro (specialmente per mangiare) ma con una vista mozzafiato sulla Moschea Blu e Santa Sofia.

Chi avesse ancora voglia di esplorare, invece, può passeggiare lungo Soğukçesme Sokagi, una stradina che passa tra il retro di Santa Sofia e il muro di cinta di Palazzo Topkapi. Questa strada è fiancheggiata da una dozzina di case in legno tipiche del XVIII secolo che oggi ospitano alberghi e ristoranti.

N.B. Tutti gli itinerari di guidaistanbul.it sono presentati per poter essere svolti  in modo indipendente da chiunque lo desideri. Nella descrizione sono riportati tutti i luoghi di maggiore interesse con relative informazioni, orari e prezzi d’ingresso; i posti dove mangiare e fare una pausa, il percorso da seguire, i mezzi di trasporto da prendere ecc. È fornita anche una mappa per facilitarvi le cose.
Se preferite, potete svolgere questi ed altri itinerari in compagnia di guide turistiche professionali e locali, che conoscono a fondo Istanbul. Inutile dire che la presenza di una guida offre un valore aggiunto alla vostra esperienza. Avere qualcuno del posto che vi illustra la storia millenaria di Istanbul, vi introduce alla cultura turca, vi spiega le varie sfaccettature della Turchia di ieri e di oggi, vi fa da interprete e soprattutto vi evita di perdervi in continuazione :-) è un vantaggio da non sottovalutare.
I tour guidati sono condotti esclusivamente in piccoli gruppi. Tutti gli itinerari possono essere personalizzati in base alle vostre preferenze ed esigenze (orario di inizio, durata, tappe, soste). Se desiderate una guida turistica ad Istanbul che vi conduca alla scoperta di questa meravigliosa città, inviateci un’email e saremo lieti di aiutarvi.

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